ARTICOLO DEL BLOG

Second Brain con Obsidian e Claude Code: i numeri veri dopo 18 mesi

Ho costruito un secondo cervello con Obsidian e Claude Code, e diciotto mesi dopo l’ho rimisurato invece di raccontarlo. I numeri veri, al 25 settembre 2026: 2.740 file di memoria di cui solo 64 nell’indice che viene davvero letto, 1.816 note nel vault vivo, 32 agenti, 96 skill, 25 server MCP, 100 workflow n8n di cui 35 attivi. La parte interessante non e’ quanto e’ cresciuto in 18 mesi: e’ che solo il 2,3% di quella memoria viene riletto, e che il 65% dei workflow e’ spento.

Perche’ ho rimisurato invece di riscrivere

La prima versione di questo articolo, ferma in bozza da marzo 2026, diceva «309 file di memoria, 254 note, 27 MCP, 26 workflow». Erano numeri veri quel giorno. Sei mesi dopo sono sbagliati tutti, e non di poco: i file di memoria sono 8,9 volte tanti, gli agenti 4,6 volte.

Un sistema che si racconta con i numeri di sei mesi fa non sta descrivendo se stesso, sta descrivendo un ricordo. Cosi’ ho fatto l’unica cosa onesta: ho contato di nuovo, oggi, con i comandi che chiunque puo’ rifare sulla propria macchina.

Quali sono i numeri veri oggi?

CosaMarzo 202625 settembre 2026
File di memoria persistente3092.740
…di cui nell’indice vivo, letto a ogni sessione64
Note nel vault Obsidian in uso2541.816
Server MCP collegati2725
Agenti specializzati732
Skill (procedure eseguibili)96
Workflow n8n26100, di cui 35 attivi
Hook automatici1230 su 9 eventi

Una sola riga e’ scesa: i server MCP, da 27 a 25. E’ l’unica che mi rende orgoglioso.

Il numero che conta davvero: 64 su 2.740

Duemilasettecentoquaranta file di memoria sembrano un patrimonio. Non lo sono. Nell’indice che il sistema legge davvero all’avvio ce ne sono 64: il 2,3%, cioe’ meno di 1 file su 40. Tutto il resto esiste sul disco e non viene mai riaperto, e’ sedimento, non memoria.

Lo stesso vale altrove: 65 workflow n8n su 100 sono spenti (il 65%), e quattro vault Obsidian coesistono sulla stessa macchina: uno vivo da 1.816 note e uno vecchio da 6.784 note mai potate, cioe’ 3,7 volte il vault che uso davvero.

La lezione l’ho imparata pagandola: un sistema premiato per cio’ che produce accumula finche’ non si distingue piu’ il vivo da cio’ che e’ semplicemente rimasto li’. Scrivere una nota e’ gratis, riaprirla no.

Come si evita l’accumulo, in pratica

  1. Un indice con un tetto. Il mio ha un tetto dichiarato di 60 voci ed e’ a 64: gia’ sopra, ed e’ un segnale da leggere, non da ignorare.
  2. Il tetto serve proprio quando da’ fastidio. quello che scende va in un archivio dichiarato, non nel nulla. Se l’indice cresce senza limite, smette di essere un indice e diventa un magazzino.
  3. Si pota cio’ che e’ falso, non cio’ che e’ vecchio. Una lezione di due anni fa che regge vale piu’ di una nota di ieri. Il criterio e’ la verita’, non la data.
  4. Ogni cosa nuova nasce con la sua riga nell’indice, o non nasce. E’ la regola che ha fermato la crescita cieca: se non sai dove agganciarla, non ti serviva.
  5. Conta gli spenti. 65 workflow inattivi non sono neutri: sono superficie da leggere ogni volta che cerchi qualcosa. Un’automazione spenta che nessuno cancella e’ debito.

Come e’ fatto il sistema, in quattro strati

La memoria. File Markdown con una regola per file: ogni correzione che ricevo diventa una legge permanente, e quando la legge si puo’ meccanizzare diventa un controllo automatico. La prosa che resta e’ solo quella che nessun test puo’ sostituire.

Il vault. Obsidian e’ il cervello associativo: organizzato per significato, non per fatturato. Le idee che generano valore non stanno nella cartella «soldi», stanno nelle connessioni fra tecnica, filosofia e intuizione.

I tentacoli. 25 server MCP collegano il modello agli strumenti veri: email, CRM, database, siti, calendario. Un tentacolo non e’ una libreria: ogni server di terzi ti parla a ogni turno, quindi entra solo il minimo indispensabile, in sola lettura dove si puo’.

Gli organi. 35 workflow n8n attivi piu’ i processi a orario sulla macchina: fanno il lavoro ripetitivo mentre dormo. La regola che li governa e’ una sola, un organo deve poter dimostrare di avere misurato, non solo di essere finito senza errori.

L’ingresso. Lo strato che si nota meno e che uso di piu’: al terminale parlo invece di scrivere. La dettatura gira in locale sul Mac con VibeVoice, l’app che ho costruito per dettare le istruzioni agli agenti senza staccare le mani dalla tastiera: il modello sta sul portatile, l’audio non esce di li’.

Le tre lezioni che rifarei

1. Identita’ prima di infrastruttura

Ho definito chi siamo prima di cosa facciamo. Senza identita’ l’AI e’ un tool; con l’identita’ diventa un collaboratore che puo’ dirti di no.

2. Una correzione vale solo se diventa un controllo

Una lezione scritta in prosa si riapre e costa a ogni sessione. La stessa lezione trasformata in un controllo automatico costa una volta sola. Dove ho potuto meccanizzare, la prosa l’ho cancellata.

3. Il verde e’ muto finche’ non provi cosa ha misurato

«Completato senza errori» non vuol dire «ha funzionato». Vale per un’automazione come per un articolo: e’ la stessa disciplina con cui ho riscritto questa pagina, contando invece di ricordare, e la stessa con cui ho dovuto correggere un mio articolo del 2025 su llms.txt quando Google ha smentito la tesi.

Domande frequenti

Serve Claude Code per costruire un secondo cervello?

No. Servono tre cose: un posto dove le idee si collegano per significato (Obsidian, Notion, Logseq), una memoria operativa fatta di file di testo, e qualche automazione che esegua senza chiedere permesso sui compiti ripetitivi. Lo strumento e’ l’ultima variabile, vale anche quando scegli l’automazione, come nel confronto fra n8n, Make e Zapier.

Quante note servono perche’ diventi utile?

Poche e rilette, non molte e dimenticate. Nel mio caso il sistema e’ diventato utile quando ho iniziato a potare, non quando ho superato le mille note.

Quanto tempo ci vuole?

Il mio ha diciotto mesi e non e’ finito: un secondo cervello non si installa, si coltiva. La prima versione utile sta in un pomeriggio, un file di identita’, un indice, tre note.

Qual e’ l’errore piu’ comune?

Confondere l’archiviazione con la memoria. Duemilasettecento file che nessuno riapre non sono un secondo cervello: sono un ripostiglio ordinato.

Come faccio a sapere se il mio sistema sta accumulando?

Conta due numeri: quante note esistono e quante ne hai riaperte nell’ultimo mese. Se il rapporto ti imbarazza, hai la risposta, a me ha dato 64 su 2.740.

Cosa fare adesso

Apri il tuo sistema di note e conta due cose: il totale, e quante ne hai davvero riaperte negli ultimi trenta giorni. Poi scrivi un indice di quelle seconde e mettici un tetto. E’ il gesto che ha reso utile il mio, molto piu’ di qualsiasi automazione aggiunta dopo.

Se vuoi vedere la stessa disciplina applicata agli agenti che eseguono, il punto d’ingresso e’ l’agente AI per la lead generation con n8n e Claude; su come si scrive un’istruzione che decide invece di chiacchierare, il pezzo sul prompt engineering.

Tutti i numeri di questa pagina sono stati contati sulla mia macchina il 25 settembre 2026: file di memoria e note con un conteggio diretto sul filesystem, workflow e loro stato interrogando l’API n8n, server MCP e agenti dalla configurazione viva. Dove il conteggio dipende da quale cartella guardi, l’ho scritto.

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